Itinerario 6
Piazza Vittorio Veneto - Via Casaglio - La vecchia contrada - Chiesa di San Giuseppe - Vicolo San Giuseppe - Via Castello - Chiesa di San Rocco - Piazza Vittorio Veneto
La mappa è in fondo alla pagina.
Santuario della Madonna della Stella
Ex Eremo di Camaldoli
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Indicazioni pratiche
Percorso a piedi; tempo massimo circa tre ore (se si raggiunge anche il Santuario della Stella).
Parcheggio in Piazza Vittorio Veneto.
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Il percorso
Si percorre via Peracchia verso levante. Oltrepassiamo il semaforo e il ponte su torrente Canale entrando in via Casaglio; a sinistra, sul muro di cinta che prosegue su via Larga, santella con Madonna con chiese di S. Rocco e della Stella sullo sfondo; decorata nel 1944 dal Consadori su incarico dei Peracchia, è stata restaurata nel 1992.
Sulla destra due fabbricati signorili, oltre i quali si notano le pietre squadrate che ricordano una casa torre; alla sua base, una misteriosa incisione su una pietra ricorda i graffiti rupestri di Valcamonica; secondo una leggenda, il disegno ricorda un duello avvenuto in quel luogo; forse più semplicemente si tratta di uno dei consueti recuperi di materiali ben solidi che facevan viaggiare le pietre, o uno “scambio merci”, in questo caso proveniente dalla terra camuna.
Poco più avanti, a sinistra, ai lati di un portone di una casa già Trebeschi, due sbiadite pitture murali di cui rimane quasi ormai solo la cornice lasciano intravedere, a sinistra, una Madonna con bambino, a destra figure di Santi.
La contrada di Casaglio
Superata sulla destra via Solda, un tempo torrente che raccoglieva le acque della Solda e dei rivoli oltre la collina di San Rocco, entriamo in un borgo dal volto antico: davanti a noi il vicolo Borlino, a destra basse costruzioni con muri che raccontano i secoli. Procediamo su via Casaglio tra case a corte signorili o rustiche via via ristrutturate con amorevole perizia che da ogni lato chiudono la contrada dentro scorci suggestivi della collina a monte, tra un arco voltato, un àndito di ciottoli, una finestra bassa, un portico, una loggia. Il cammino è accompagnato dalla sequenza di calde pietre delle case sulla destra dai nn. civici 34-36 al 60; interessanti una scala in pietra e una loggetta dentro il cortile al n. 45; all’inizio di via Abba sulla destra l’ex casa Albertini con portoncino e portone carraio, bel cortile e portico con pozzo, vecchia cantina come altre abitazioni sulla stessa via. All’interno di un altro edificio sulla destra della stessa via sono state trovate tracce di una filanda dell’800 e una pietra da torchio di tipo romano. Via Casaglio continua chiusa sullo stesso lato dalle case già Crescini, Albertini Bontempi, con portici, loggiati e corti aperti a mezzogiorno.
A metà percorso vediamo a sinistra la Chiesetta di S. Giuseppe, edificata nel 1720 su struttura di epoca anteriore e luogo di culto delle famiglie della contrada fin dal Cinquecento, epoca cui risalgono vari documenti che ne parlano; interno a navata unica, conserva una tela sostitutiva di una più antica di Pietro Marone (1548-1625), raffigurante la Santa Famiglia, eseguita dal pittore camuno Gian Battista Nodari nel 1926. Tutto l’interno fu decorato da Vittorio e Giuseppe Trainini intorno al 1912. I recenti interventi l’hanno riportata a dignitoso decoro.
Il vicolo omonimo, poco più avanti, chiuso da vetuste costruzioni con esigui cortili, si inoltra verso la collina e finisce nel verde dei terreni del Fondarino.
Torniamo su via Casaglio che al cancello del n. 71 si divide in due: sulla sinistra, si entra in via Castello di Casaglio, con la bella casa sulla destra e interessanti abitazioni ristrutturate al n. 3 datate 1671 con portico e colonne e piccolo oratorio privato; una nicchia dopo il portone al n.7 racchiude l’immagine di una Madonna; un altro segno di devozione popolare al n. 6 con data 1709; piccoli cortili rustici e signorili sui due lati. Tenendo la sinistra si sale l’intatto acciottolato chiuso tra una cinta e i muri delle case ai nn. 15-27-29; si raggiunge alla sommità l’edificio oggi completamente ristrutturato detto popolarmente “il castello”, un tempo - forse fin da epoca romana - luogo di avvistamento e anche “mansio”, ostello per la sosta e il ristoro degli uomini e dei cavalli. Il ripido percorso continua tra i curatissimi pergolati dei terreni del Fondaro fino alle cascine Loda e alla Stella.
Torniamo al bivio sulla destra, si avanza ancora in via Casaglio tra portoni di altre belle case rustiche e ci si ricongiunge con via Castello di Casaglio tra tetti bruni e pareti assorte nel loro passato. Emerge sull’abitato della contrada casa Bellandi al n.33, un’altra dimora di antica origine. L’edificio, riportato alla sua sobria eleganza dagli attuali proprietari, conserva al suo interno, in fondo al portico, resti di un affresco di S.Nicola insieme ad un altro col monogramma del nome di Cristo (forse XVsecolo); l’originaria costruzione, presumibilmente di epoca medievale, era costituita da quattro stanze a piano terra con soffitti a botte, cantina con vetusto portoncino ben conservato; alzata successivamente, fu dotata di una scala a rampa unica e stanze superiori. In fondo al portico, vicino all’entrata di un antico forno è collocata una fontana secentesca; sul lato opposto si trova il pozzo; al centro del cortile è sistemata la pietra di una macina (o contrappeso da torchio) ritrovata sul luogo. Una parte della struttura è di epoca settecentesca, con canne fumarie esterne a lesena.
La contrada antica si stempera sullo sterrato di via Cudula tra i campi sotto la Stella e poi sul cemento fino alla cappella della Cudula in splendida posizione su Cellatica. Una scritta fa risalire questo sacello al 1887 per iniziativa della famiglia Crescini, ma le strutture sono di epoca an-tecedente; è dedicata a S. Giorgio, dipinto dal Mozzoni nel 1948 su un
precedente affresco con Madonna. Si ritorna sui propri passi ripercorrendo la contrada fino all’inizio di via S. Rocco per accedere alla collina su cui si erge la chiesetta omonima. (E’ raggiungibile in pochi minuti dall’inizio di via Casaglio, prima del vicolo Borlino, sulla sinistra o scendendo dal sentiero della Stella).
La chiesetta di S. Rocco, detta in molti documenti S. Rocco in colle, ha un’inconfondibile struttura con bel campanile a pigna; l’edificio, completato a metà del XVI secolo ma su preesistente costruzione, consta di due parti di epoche diverse, la più antica sicuramente edificata nel 1400. L’ingresso centrale, orientato a ponente, è riparato da un portico ad archi. Tempio voluto dalla comunità di Gussago per impetrare protezione dal Santo della peste, fu sempre al centro di particolare costante devozione, si arricchì nel tempo di arredi sacri, campane, mobili e suppellettili. Sul bell’altare cinquecentesco con colonne rudentate era collocata una tela del primo Seicento bresciano ora conservata presso la Sala Consiliare del Comune; raffigura il Bambino su trionfo di nuvole con Madonna, S. Marco Evangelista, S.Giovanni Battista e in basso al centro S. Rocco in abito da pellegrino, a sinistra S. Antonio e a destra S. Catterina martire. Quando il quadro era ancora nella chiesetta, in alto, al centro della soasa sopra la tela, era collocata una statua lignea policroma raffigurante S. Rocco, del XV secolo, ora restaurata e conservata presso l’Opera Pia Richiedei.
Alcuni “saggi”effettuati una ventina d’anni fa hanno evidenziato ampie zone affrescate: sul lato sud, esterno, due volti di Santi, probabilmente della scuola del Bembo, rinascimentali; all’interno, una parte di un Cristo in croce e fregi di cornice risalenti alla fine del XV secolo; un viso d’angelo con trigramma IHS (Iesus Hominum Salvator) sopra la porta tra abside e sacrestia.
lavori nella zona dello scantinato ai piedi del campanile hanno portato alla luce resti di strutture non ecclesiastiche, forse di epoca romana. Fu formulata l’ipotesi di un originario tempio romano, ma più probabilmente era un luogo di avvistamento e di sosta.
Il tempio circondato da erboso sagrato con bei cipressi, è stato riportato recentemente a dignitoso decoro, ed è stato restituito alla comunità grazie anche ad una suggestiva illuminazione notturna.
Dal ponte sul torrente sempre su via Casaglio prima del semaforo osserviamo davanti a noi, sulla sinistra, la gradevole palazzina Togni, dove soggiornò ospite sfollato dopo il bombardamento di Sale Marasino il venticinquenne Arturo Benedetti Michelangeli. Edificata negli anni Venti, è di stile toscano, ha interessanti comignoli, armoniose finestrature, una loggetta sul lato occidentale aperto su un prato con viale e sentieri punteggiati di statue neoclassiche. Una struttura di servizio, “el liturì”, e serre si appoggiano al muro su via Peracchia; a mezzogiorno del giardino, i fabbricati rurali con stalle conservano le vecchie cantine con torchio e botti. La villa è immersa nel verde di un parco con splendidi cedri deodara. Il ritorno alla piazza richiede pochi passi sulla via Peracchia
documenti e approfondimenti
Allegati
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