Sesta Stazione - Settima Stazione - Ottava Stazione
Stazione VI - La Veronica
L'opera simile ad una figura a braccia aperte è simbolo di accoglienza. Rievoca il gesto d'amore della Veronica che asciugando il volto di Cristo, lo ha tramandato attraverso i secoli.
È nello stesso tempo anche una porta socchiusa, luogo di passaggio della luce che scaccia le tenebre.
Se arte e religione sono riflesso dell'eterno, qui nello specchio, moderna sindone, noi ritroviamo nel nostro il volto del Dio incarnato.
Candida Gottardi
Candida Gottardi racconta in chiave simbolica, nel gioco dei contrappesi, la sequenza della Via Crucis in cui "La Veronica asciuga il volto a Gesù", rifiutando qualsiasi riferimento mimetico. Il rigore formale dell'opera suscita un silenzio profondamente drammatico, anche attraverso un trattamento equilibratissimo delle masse che rinvia agli icastici monumenti del Romanico. Sull'elemento cruciforme, la Gottardi giunge a una somma di significanti che alludono all'abbraccio della convertita, al manifestarsi del Dio-accoglienza, allo specchiarsi nella scena archetipa dell'uomo-storico che soffre e che muta vita in Cristo. Il taglio verticale inferto al legno, quasi il ricordo di un'operazione dello Spazialismo, apre spiritualmente alla quinta paesaggistica, nel superamento della dimensione contingente. m b c
Candida Gottardi, scultrice e grafica, è nata, vive e lavora a Mandolossa di Gussago.
Fa parte del gruppo di ricerca artistica Kaleidon.
Ha collaborato alla realizzazione dell'opera il falegname Stefano Rizzini
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Stazione VII - Seconda caduta
Per la seconda volta Cristo cade sotto il peso della Croce; solido nella fede e nella passione che lo hanno guidato nel cammino, trova la forza, dinanzi alle difficoltà, di rimettersi in piedi e proseguire il doloroso tragitto verso il Calvario. Ciò a dimostrazione per tutti che, dopo la caduta, se si crede nelle proprie forze e nella volontà degli ideali, ci si può rialzare con dignità e più forti di prima. L'opera vuole essere anche una metafora sulla vita, rappresentata dalla scelta dei diversi materiali posti in contrappeso a simboleggiare che nell'umano errare sotto il peso delle difficoltà (così come per Cristo fu la pesante Croce in legno) la forza di rimettersi in piedi forgia l'uomo più di prima. L'opera, volutamente in movimento a rappresentare la dinamicità della vita, vuole essere un intervallarsi tralegno e ferro, tra il cadere e il rialzarsi: il legno come momento debole, legato per natura a sopperire al trascorrere del tempo e a deperire, contrapposto alla solidità e alla tempra del ferro, come momento forte, rappresentata nella seconda croce fissa, posta alle spalle della prima.
Mirko Bolpagni
"Gesù cade la seconda volta" è la settima stazione della Via Crucis, per la quale ha lavorato Mirko Bolpagni. La caduta è ricordata dalla proiezione di una croce fortemente deformata, in un procedimento di costruzione scultorea che dimostra di essere fortemente contiguo alla visione cinematografica della scena.
La lunga ombra della Croce - oltre a segnare il rapporto tra il prima e il dopo - diventa elemento proiettivo, nodo dell'esemplarità del Sacrificio. Nell'opera, Bolpagni ha deciso di rafforzare il messaggio cristologico con una scultura del volto di Gesù - per certi aspetti vicina ai graffiti metropolitani -, che si fonde con l'elemento superiore della croce. m b c
Mirko Bolpagni è un giovane artista di 26 anni, decoratore e maestro d'arte: ha frequentato il liceo artistico V. Foppa e l'Accademia di Belle Arti a Brera; ha partecipato a diverse mostre ed esposizioni.
Ha collaborato alla realizzazione dell'opera dell'opera la falegnameria Lombardi Giovanni e il fabbro Cartella Pierino
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Stazione VIII - L'incontro con le donne
Gesù trasporta un solo braccio della Croce, l'altro, quello verticale, è già piantato in cima al colle. Durante la salita, alcune donne gli si fanno incontro piangendo: Gesù ha parole anche per loro. Il momento è intenso, ma essenziale. I semicerchi simbolizzano i volti delle donne che si inginocchiano davanti al Cristo, gli intrecci sono mani che indicano che l'amore è il messaggio più importante da trasmettere all' umanità.
Carla Gasparini
Carla Gasparini con "Gesù consola le donne di Gerusalemme" opera un confronto ravvicinato con gli snodi astratti del Novecento. Il riferimento a Paul Klee - individuabile nel rapporto tra masse arcaicamente geometriche - e ai totem dell'arte primitiva evidenzia un forte ripensamento rispetto ai linguaggi della tradizione e alla stessa scansione cruciforme della Via Crucis. Gli elementi circolari alludono alle donne. Incastri e punte suggeriscono il movimento del gruppo e il suo conchiudersi sul protagonista. La composizione, nella parte superiore, allude alla forma di una nave e a un orizzonte marino su cui sorge il sole, che è contemporaneamente astro e volto di Cristo.
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Carla Gasparini è nata a Brescia, vive e lavora a Gussago. Aderisce al gruppo artistico Kaleidon con il
quale compie ricerche artistiche.
Ha collaborato alla realizzazione dell'opera dell'opera falegname Stefano Rizzini e la carpenteria Veneziani Valter
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