Nona Stazione - Decima Stazione - Undicesima Stazione
Stazione IX - Terza Caduta
Gli strumenti di lavoro arrugginiti, appartenenti ad un passato nemmeno tanto lontano, rappresentano la fatica e la sofferenza di contadini montanari che, per far fruttare una terra povera ed ostile anche topograficamente, dovevano sopportare sforzi e disagi sovrumani. Il loro calvario era quotidiano ed il peso schiacciante che portavano sulle spalle era quello degli attrezzi qui raccolti in una struttura possente e massiccia. Questa sorta di crocifissione "laica" richiama, nella forma triangolare, stilemi tipici dei crocefissi che troviamo in alta montagna, magari ancorati ad un masso di granito. Il centro dell'opera è un triangolo di vetro rosso trasparente: pura geometria e quindi bellezza, ma anche simbolo di una passione che ancora vive non appena viene accesa da una raggio di sole.
Giulio Mottinelli
Giulio Mottinelli ricostruisce il segmento "Gesù cade la terza volta". Il suo interesse compositivo nei confronti del triangolo isoscele - che rinvia alla perfezione divina e alla parità degli Enti trinitari - viene umanamente abbassato nella forma di una citazione antropologica. L'artista non intende raccontare direttamente i contenuti della scena, ma esaminare il modo in cui la religione popolare incornicia l'avvenimento evangelico. Il dichiarato riferimento dell'artista è ai crocefissi alpini, che egli interpreta personalmente con un linguaggio che pone in campo forti equilibri geometrici, in direzione di una tensione drammatica priva di vie di fuga. Il centro della scultura è costituito da una placenta metallica nella quale sono disposti antichi strumenti di lavoro che raccontano la discesa di Dio nel mondo quotidiano, visione, questa, che risulta peculiarità dell'arte lombarda. m b c
Giulio Mottinelli nasce a Garda, in Valle Camonica, il 13 giugno 1943. I suoi interessi sono per la fotografia e per il cinema, ma ben presto la pittura si rivela l'attività del futuro. Infatti vi si dedica completamente a partire dal 1965, anno della sua prima mostra personale, cui ne faranno seguito oltre un centinaio in Italia e nel mondo.
Diverse le tematiche svolte nel corso degli anni: dalle Venezie un po surreali al lungo ciclo sulla natura tropicale, frutto felice di ripetuti viaggi in Venezuela; dai prati digradanti, che sembrano calde e rassicuranti coperte, alle nature morte, dalle nebbie luminose agli animali, dai fienili alle ombre sui muri e sulla neve, dai solai alle assi bruciate, per giungere fino ai boschi che, attraverso la loro magia ed il loro mistero, sembrano indicare la strada verso una bellezza ancora possibile.
Ha collaborato alla realizzazione dell'opera dell'opera il falegname Stefano Rizzini
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Stazione X - Spartizione delle vesti
Le quattro formelle incastonate nella Croce simboleggiano le vesti e la loro spartizione. Si rispetta quindi quanto diceva la scrittura: "Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte." Le formelle sono realizzate con vetri colorati e cemento fuso, collocati a vista per dare luminosità e trasparenza. La parte più alta, realizzata con il medesimo procedimento, rappresenta la tunica senza cuciture. La deposizione delle vesti simboleggia l'abbandono dei segni del potere, del lusso, del proprio interesse, per conservare il potere dei segni.
Al centro della Croce, ho rappresentato, con una scultura in bronzo, i soldati che spogliano Gesù, utilizzando uno stile impressionistico e sdoppiato. I bracci della croce piegati in un abbraccio indicano che Gesù è pronto ad accoglierci con amore e misericordia chiedendoci di rinunciare a tutto. Ci si spoglia per aprire il nostro cuore a Dio e agli altri.
Roberto Gigola
Roberto Gigola si misura con il tema "Gesù viene spogliato delle vesti". Il linguaggio assunto appartiene alla koiné ecclesiale e si inserisce nell'alveo di una tradizione simbologico-descrittiva codificata. Il quadrato collocato al centro della struttura cruciforme è una scultura di impianto figurativo alla quale è assegnato il compito di offrire il fotogramma dell'istante. Gli elaborati inserti di pasta vitrea vogliono ricordare l'arte delle vetrate, che originariamente caratterizzò vivacemente il Gotico e che venne fortemente ripresa nelle chiese, come elemento decorativo in scabre strutture, a partire dagli anni Sessanta, in una chiave modernista. m b c
Roberto Gigola, nato a Gussago, restauratore e doratore, decoratore e pittore, ha lavorato in diverse chiese,
teatri, ville e musei. Ha lavorato al restauro del Teatro Grande di Brescia. Ha realizzato statue, altari e monumenti in legno e bronzo, l'ultimo lavoro è stato il Monumento degli Alpini a Castenedolo.
Ha collaborato alla realizzazione dell'opera la falegnameria Elle Gi di Leani e Galli
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Stazione XI - La Crocifissione
"Ti abbiamo ucciso Dio e Uomo.
Infrante le nozze"
D.M. Turoldo
Il corpo di Cristo subisce l'estremo oltraggio del ferro. Il chiodo penetra, lacera, dilania profondamente l'uomo
già ferito e il suo dolore non può non comunicarsi all'esistenza di tutti gli uomini, chiamarli ad una corresponsabilità nel dramma. Il reticolato in ferro (manufatto dell'uomo al fine di serrare, chiudere, costringere) riporta alla memoria altri reticolati di storia più recente, inesauribile dimostrazione della capacità dell'uomo di essere strumento di morte. E ancora le braccia alzate nell'estrema richiesta di aiuto a Dio e il grido, alto, sul mondo: "Perché?". Pretendere una risposta è vano, ma l'uomo non smetterà mai di chiedere a braccia aperte la possibilità di una speranza di salvezza e di unione al suo Dio.
Elisa Taiola
Elisa Taiola racconta, nell'undicesimo segmento, il momento in cui "Gesù è inchiodato alla Croce". Il corpo di Cristo viene eseguito con un'operazione di saldatura di segmenti di ferro, che realizzano un reticolo irsuto - ma visivamente leggero - e che costituiscono elemento di visione sintetica della corona di spine. La spigolosa geografia metallica rinvia alla poetica cubista e picassiana, anche se l'artista osserva in chiave giottesca la corporeità di Gesù, rilevandone realisticamente il peso che flette le membra. Le braccia del Signore vengono semplicemente evocate da segmento sintetico, obliquo rispetto alla linea ortogonale della croce, che allude a una dimensione alata e, comunque, al volo. m b c
Elisa Taiola, ceramista è componente del gruppo Kaleidon, vive e lavora a Gussago.
Ha collaborato alla realizzazione dell'opera il falegname Stefano Rizzini
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